Studia Humanitatis
Storia, arte e cultura all'incontro della fede con il mondo.
Il testo analizza lo studio La storia del cristianesimo come storia della cultura, pubblicato nel 1927 dal professor Teodor M. Popescu in occasione della sua nomina alla cattedra di Storia ecclesiastica universale della Facoltà di Teologia ortodossa di Bucarest, ne esamina l’attualità nel dibattito sui rapporti tra cristianesimo, cultura e modernità. Vengono esaminati i fondamenti filosofici dell’opera — che si rifanno a Rickert, Windelband e Schleiermacher — insieme alla tesi secondo cui il cristianesimo, pur non essendo un programma culturale, abbia generato una civiltà che si definisce in contrasto con la propria origine religiosa, pur rimanendone la fonte costitutiva.
Il vescovo Iosif Gafton di Râmnic e Argeș viene ricordato attraverso un incontro personale avvenuto nell’estate del 1983, all’età di 87 anni, delineando il ritratto di un gerarca colto, dal temperamento vulcanico e dotato di un notevole talento oratorio. L’articolo accenna anche alla storia del Monastero di Frăsinei, fondato da San Calinic di Cernica, l’unico monastero in Romania che, sotto il regime comunista, ha mantenuto il divieto di accesso alle donne, insieme ad alcuni episodi illustrativi legati alla violazione di questa regola.
La monografia presenta la chiesa in legno dedicata a San Nicolao nella frazione di Cărpinișu, nel villaggio di Anghelești, comune di Pietrari, nella provincia di Vâlcea, identificata come il più antico luogo di culto in legno con attestazione documentaria certa nel nord dell’Oltenia, risalente alla fine del XVI secolo o all’inizio del XVII. Il ritrovamento, durante i lavori di smantellamento del 2009, di due iscrizioni originali nascoste sotto lo strato di affresco della trave tra il nartece e la navata centrale ha determinato una riconsiderazione della storia della fondazione delle chiese parrocchiali in legno nella Terra di Romania, anticipando il fenomeno di un secolo rispetto a quanto si credesse. Lo studio ricostruisce inoltre la storia del comune di Pietrari, della comunità libera dei moșneni, dei sacerdoti locali e dei fondatori, inserendo il monumento in un contesto sociale, culturale e religioso più ampio.